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La miglior difesa è... la difesa: sfatiamo un tabù

Avere i fuoriclasse aiuta, ma spesso non basta

Il panorama calcistico europeo raramente si è mostrato desolante come quest’anno, almeno per quanto concerne la competitività ed emozione nella lotta per il titolo. Terreno arido per gli amanti della suspence, decisamente finiti da tempo, o in alcuni casi nemmeno cominciati, tutti i principali campionati nel Vecchio Continente. Tutti, tranne uno per fortuna, quello italiano riapertosi clamorosamente con la vittoria del Napoli all’ultimo minuto in casa della Juventus.

Il Bayern Monaco guida con ampissimo margine la Bundesliga, vinta nonostante l’esonero di Ancelotti in autunno. Da quel momento i bavaresi hanno praticamente vinto e basta, lasciando poche speranze alle rivali già solitamente impotenti e arrendevoli. Guardiola ha dominato la Premier con una serie infinita di vittorie di fila, tanto da oscurare un Mourinho comunque secondo e autore di una buona stagione. Per non parlare del Psg in Ligue 1 e del Barça nella Liga: oltre la decina di punti di vantaggio, con nemmeno il Real Madrid quest’anno in grado di tenere il passo blaugrana, nonostante i destini inversi in Champions.

Le statistiche analizzate da una ricerca Bwin rivelano come la difesa rappresenti il comune denominatore di tutte le prime in classifica, con una media del 50% di partite circa in cui hanno mantenuto la rete inviolata- Comanda la graduatoria la Juventus, che ha tra l’altro la striscia più lunga di partite senza subire mai gol: ben 10, a fronte delle rivali europee che al massimo si sono fermate a 5. Prima della rete incassata col Benevento la Vecchia Signora aveva subito appena una rete nelle precedenti 15 realizzazioni.

Dunque, il calcio resta dei fuoriclasse, ma la difesa è il più importante fattore ai fini del successo. Lo dimostra la Juve, coi sei scudetti di fila e la ex Bbc, sufficiente nei primi due anni a vincere Scudetti coi vari Matri, Vucinic, Quagliarella e Giovinco. Lo dimostra l’Europa, dove squadre dall’alto senso tattico hanno dimostrato di poter fare strada, sfiorando l’impresa come con la Juve opposta al Real o lo stesso team di Zidane, superando agevolmente un Psg zeppo di talento ma avaro di equilibrio.

In particolare, in Italia sembra si sia raggiunto un compromesso fra difensivismo e ricerca del bel gioco, mettendo un attimo da parte quel catenaccio e gioco all’italiana tanto decantato oltre confine, ovviamente in connotazione negativa. La migliore sintesi del concetto quest’anno la offre la Roma, semifinalista in Champions e che tramite i dettami di Di Francesco dovrà proprio fare in modo di far prevalere la maggiore disciplina tattica, straordinaria nella remuntada al Barcellona, rispetto ai terribili velocisti del Liverpool di Klopp, stratosferici in attacco ma capaci di regalare soddisfazioni con una retroguardia piuttosto ballerina.

Anche le squadre di bassa classifica hanno mostrato sprazzi di risultati maturati tramite un buon gioco e idee propositive, su tutte il Crotone di Zenga e la Spal di Semplici, belle realtà e maggiori antagoniste per garantirsi l’ultimo posto utile alla permanenza nel massimo campionato. Segno che, anche in seguito alla debacle Nazionale, qualcosa sta cambiando.

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  Scritto da Redazione il 24/04/2018
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